venerdì 21 agosto 2009

LO SCHINDLER DI BUENOS AIRES

Giovane console nell'Argentina dei militari, salvò oltre 300 perseguitati politici del regime. Nonostante l'opposizione del governo italiano di allora, che non voleva compromettere gli interessi economici nel paese. Oggi, Enrico Calamai denuncia il ripetersi di una situazione simile nei recenti accordi tra Italia e Libia.

pubblicato anche sulla rivista VPS (Volontari Per lo Sviluppo): www.volontariperlosviluppo.it

Un dramma troppo grande. Violenze troppo estreme per portarle con sé nella vita, a trent'anni. Quindi rimosse, fino a quando, dopo tre decenni, un processo chiama a testimoniare. E allora le memorie conservate in un angolo della coscienza tornano reali, vengono riprese, analizzate e infine magistralmente raccontate in un libro. Per denunciare il male, ma soprattutto l’omertà di chi preferì non opporvisi. E’ la storia di Enrico Calamai, detto lo Schindler o il Giorgio Perlasca argentino, perché come console a Buenos Aires tra il 1976 e il 1978 aiutò a fuggire oltre 300 perseguitati politici del regime militare argentino. Nonostante l’opposizione dell’amministrazione italiana da cui dipendeva, impegnata a non incrinare i rapporti con il governo del generale Videla. Le vicende di Calamai sono riemerse nel 2000, quando divenne testimone nei procedimenti penali aperti a Roma contro i militari responsabili della morte degli italo-argentini durante il regime. “Tutti allora ricordavano avvenimenti che io avevo cominciato a considerare pazzie personali”, dice di quel periodo."Avevo vissuto da vicino, anche se non sulla mia pelle, fatti di una tale violenza da essere insostenibili”, spiega l'ex diplomatico che nel romanzo autobiografico “Niente asilo politico-diplomazia, diritti umani e desaparecidos” edito da Feltrinelli, ricorda come "ancora più delle atrocità commesse dai militari argentini", lo torturasse "l'indifferenza e la complicità dell'amministrazione dello Stato democratico italiano che mi trovavo a dover rappresentare".

Con i perseguitati politici
Ai tempi del regime argentino, Calamai lavorava a Buenos Aires nel consolato italiano, che non gode di extra-territorialità al contrario dell'ambasciata. Questa però rifiutava ogni aiuto ai perseguitati politici, in accordo con le volontà della Farnesina volte a evitare ogni scontro con le autorità locali. Tuttavia dall'ambasciata stessa, cominciò a trapelare la voce che al consolato c’era un giovane disposto ad aiutare i perseguitati del regime. Così, in molti cominciarono a rivolgersi a lui. Calamai li aiutava preparando loro i documenti per l'espatrio e organizzando la fuoriuscita dal paese in condizioni di sicurezza. Spesso accompagnandoli all'aeroporto. In alcuni casi ospitandoli nella propria abitazione e rischiando personalmente la vita. “Se lo avessero trovato insieme a noi avrebbe fatto la nostra stessa fine”, ha raccontato alla Rai Claudio Camarda, aiutato dal diplomatico quando era un giovane vivaista di Buenos Aires. Mentre l'avvocato Vanda Fragale ha affermato: “A me è stata data la vita due volte: la prima, me l’ha donata mia madre, la seconda, Enrico Calamai”.

Il valore della testimonianza
Oggi, quei procedimenti giuridici hanno portato alla condanna di diversi torturatori e assassini del regime di Videla. Nel febbraio scorso, la Corte di Cassazione italiana ha confermato la condanna all’ergastolo dell’ufficiale Alfredo Astiz, come colpevole dell’uccisione di tre italo-argentini durante la dittatura. Probabilmente l’Argentina non concederà l’estradizione di Astiz, oggi indagato anche in patria, tuttavia Calamai sottolinea il valore dei processi agli ex militari argentini, tenuti in Italia, ma anche in Spagna, Francia e Germania: “Mostrano che la magistratura argentina non è sola a giudicare e condannare persone che si sono rese colpevoli di crimini contro l'umanità. Fino al 2003, quando il presidente Nestor Kirchener ha abolito le cosiddette "leggi della vergogna" che garantivano l'amnistia agli ex militari del regime, i processi in Europa erano l’unico modo con cui i parenti delle vittime potevano ottenere giustizia. Successivamente, i processi europei sono diventati sussidiari. Ma ancora fondamentali nel sostenere la giustizia di un paese che, dopo trent’anni, affronta con enormi difficoltà le ferite del passato”.

Le “madres” e i nuovi desaparecidos
Attraverso le “madres de plaza de Mayo” e le associazioni argentine con cui continua ad essere in contatto, Calamai conosce le difficoltà che ancora si incontrano in Argentina, nei processi ai crimini della dittatura: “La situazione è difficile e pericolosa perché vi sono molti magistrati che furono nominati proprio dai militari che oggi si trovano a dover processare. Di qui complicità, omissioni e lungaggini burocratiche. Ma anche minacce all’incolumità fisica dei testimoni, dei loro avvocati e degli stessi giudici intenzionati a far andare avanti i procedimenti”. Minacce che si sono concretizzate, come nel caso del testimone–desaparecido Julio Lopez, scomparso nel 2006, il giorno della condanna di un militare al cui processo aveva testimoniato. Non fu mai ritrovato. Poi vi sono stati altri sequestri del genere, anche se poi sono stati rilasciati. “Una delle storie più inquietanti – racconta Calamai - è quella di un testimone, che subito dopo aver incontrato il proprio avvocato ha ricevuto una telefonata anonima in cui gli è stata fatta riascoltare la registrazione dell'intera conversazione avuta poco prima con il legale”. Una minaccia chiara. “Nonostante ciò –dice l’ex diplomatico- sono tutti decisi ad andare avanti”.

Prevenire i crimini di Stato
“Il principale limite di questi processi è che puntano il dito contro i militari argentini, ma non contro le complicità italiane che hanno reso possibili i crimini, lasciando in ombra il ruolo svolto dalla classe politica e dal sistema industriale dell’Italia”, dice l’ex diplomatico. “Il fatto ci sia l’avvocatura dello Stato come parte in causa, nega qualunque possibilità di autocritica da parte delle istituzioni italiane – insiste Camai – mentre solo arrivando a fare chiarezza sulle proprie responsabilità, si possono prevenire futuri comportamenti di collaborazione con autorità che si macchiano di crimini di lesa umanità”. Quindi parla del presente: “Così come trent’anni fa si chiudevano gli occhi di fronte alle atrocità commesse dai militari in Argentina perché si dava la priorità a mantenere i buoni rapporti diplomatici al fine di tutelare gli interessi economici delle nostre imprese, così oggi si chiudono gli occhi di fronte alle sistematiche crudeltà compiute nei confronti degli immigrati. In particolare di fronte a ciò che accade nei luoghi di detenzione per migranti in Libia, perché, per motivi politici, si preferisce che queste persone non arrivino in Italia”. E denuncia: “Oggi si va anche oltre: si arriva a finanziare, strutture in cui si compiono documentate violazioni dei diritti umani. Si fa in modo che non si veda, mentre nel silenzio si porta avanti una politica che, con cinismo e spregiudicatezza, viola sistematicamente i diritti dell'uomo”.

domenica 12 luglio 2009

INTERVISTA A MAMADOU CISSOKO, PRESIDENTE DELLA RETE DEI CONTADINI AFRICANI


pubblicato anche sulla rivista di VPS (Volontari Per lo Sviluppo: www.volontariperlosviluppo.it)

Occhi magnetici e ironici, un fisico imponente reso ancora più autorevole dall’abito tradizionale del Senegal. E’ una presenza carismatica, Mamadou Cissoko, il presidente onorario della Roppa, rete di migliaia di associazioni di contadini africani. E' a Roma invitato da ITALIAFRICA, rete di ONG e associazioni del nostro paese, che da anni lavora al fianco dei contadini africani nelle lotte politiche e di lobbying, per la costruzione di politiche agricole sostenibili tanto nel Nord come nel Sud del mondo.

Sorride quando gli chiedo di commentare la proposta del ministro Franco Frattini sullo stanziamento di 30 milioni di euro per un grande programma di cooperazione e prevenzione dell’immigrazione in Senegal: “Frattini non dovrebbe parlare con il governo, ma con i migranti stessi che sono i soggetti interessati!” I senegalesi che vivono in Italia sono 6000, più circa 12.000 irregolari: con il loro lavoro producono il 10 -13 per cento del Pil del Senegal. Citando questi dati Cissoko ironizza ancora: "Questa percentuale supera la proposta di Frattini, che quindi non ci conviene!” Ma poi riprende serio: “Non ci servono soldi dei paesi dell'Unione Europea, ma politiche che rendano possibile il nostro sviluppo: io non sono venuto in Italia per
ché penso l'Europa possa sviluppare l'Africa, ma per prevenire che la distrugga!”

“Oggi il Senegal è invaso da prodotti europei che, grazie alle sovvenzioni di cui beneficiano, risultano più economici di quelli africani”, spiega Cissoko. “Nei paesi africani invece i sussidi all'agricoltura sono inesistenti poiché per 20 anni Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale hanno posto l'eliminazione di qualsiasi aiuto pubblico all'agricoltura, come condizione per l'erogazione di aiuti e prestiti” continua il rappresentante di Roppa. In Africa, su una media di 247 dollari investiti per ettaro coltivato, solo un dollaro è assicurato dall'aiuto pubblico, mentre il resto deve essere fornito dai contadini stessi. Così, di fronte all'arrivo di prodotti sussidiati dalla Pac (Politica Agricola Comune) dell'Unione Europea, gli agricoltori africani non hanno altra scelta che abbandonare le campagne, riversarsi in massa nelle città in cerca di lavoro e, a volte, imbarcarsi alla ricerca di un futuro migliore in Europa. “Questa situazione – dice ancora Cissoko – è diventata ancora più complessa quest'anno con l'aumento della concorrenza di Brasile e India, che producono banane e altri beni alimentari a prezzi più bassi dei paesi africani”. Nel 2008 infatti l'Unione Europea, per adempiere agli obblighi assunti con l'Organizzazione Mondiale del Commercio (Omc), ha interrotto i rapporti economici preferenziali con i paesi Acp (le ex colonie di Africa Caraibi e Pacifico), tra cui vi sono molti Stati africani.

Per Cissoko, l'unica via per frenare la fuga dalle campagne, paradossale in tempi di crisi alimentare, è proteggere le economie africane “come ha fatto l'Europa per 50 anni” e rafforzare l'integrazione commerciale attraverso l'Ecowas e le altre organizzazioni economiche regionali del continente. “Come dice l'Ifad, sono necessari investimenti nell'agricoltura contadina – conferma Sissoko – ma soprattutto in vie di comunicazione che facilitino gli scambi tra paesi africani”. Su questa linea si inserisce l'appello della Coalizione Mondiale contro la Povertà che in occasione del vertice economico del G7, ha chiesto ai paesi più ricchi del mondo di aumentare i finanziamenti all'agricoltura (da 3,9 miliardi di dollari annui a 30), per perseguire l'obiettivo del Millennio che prevede il dimezzamento del numero di persone che soffrono la fame nel mondo. Nell'ultimo anno invece tale cifra è aumentata, raggiungendo l'impressionante cifra di 963 persone sotto alimentate. Delle quali circa tre quarti, abitano in aree rurali.

Negli ultimi anni l'agricoltura è stata trascurato dagli investimenti pubblici per lo sviluppo: se tra 1980 e 2007 i paesi industrializzati (Ocse) hanno aumentato gli aiuti allo sviluppo da 20 a 100 miliardi di dollari, negli stessi anni i fondi destinati a progetti agricoli sono scesi da 17 a 3 miliardii, la maggior parte dei quali, secondo l'organizzazione Via Campesina, non sono andati ai piccoli produttori. Un documento pubblicato dalla Campagna EuropAfrica (rete di associazioni della società civile europee e africane) sottolinea: “In Africa occidentale l'agricoltura familiare impiega il 60 per cento della popolazione attiva, occupando il 90 per cento delle terre coltivate: se fosse sostenuta adeguatamente potrebbe soddisfare la crescente domanda di cibo del continente”. “Non è la fame, a provocare la migrazione dei popoli dell’Africa occidentale, che sono per tradizione viaggiatori – conclude Cissoko - ma certo la crisi alimentare degli ultimi tempi l’ha dato nuovo impulso alla fuga”. Per porvi rimedio sarà necessario mettere rapidamente in pratica le indicazioni stabilite dalla conferenza delle quattro reti regionali di agricoltori africani (Roppa per l'area occidentale del continente, Propac per quella centrale, Eaff per l'orientale e Sacau per l'australe) secondo cui i governi africani dovranno “assicurare la protezione dei mercati locali”, ma anche “destinare il 20 - 30 per cento dei propri bilanci al sostegno delle attività agro – silvo -pastorali e della pesca”. Si chiede quindi di investire in Africa i circa 25 miliardi di dollari che la Commissione Economica Africana ha calcolato vengano spesi ogni anno per l'importazione di cibo da Europa, Cina e Americhe. Un cambiamento di rotta impossibile, dicono le organizzazioni africane, se le istituzioni dei Paesi sviluppati si opporranno. La palla passa al prossimo G8.

Per ulteriori approfondire:
(www.europafrica.info).

PACCHETTO SICUREZZA: NESSUN CONFINE POTRA' FERMARE LA NOSTRA LIBERTA'


Approvato il pacchetto sicurezza. Chi poteva dubitarne? Approvato il reato di clandestinità. Discriminatorio, anticostituzionale, contrario a ogni dichiarazione sui diritti dell'uomo ma.. per molti (troppi, purtroppo) italiani non esistono tanto i reati degli stranieri, quanto il reato di essere stranieri. Lo si vede, nella sua banalità, anche nel racconto di un post precedente "Tiburtina domenica notte e un abito di seta rossa ricamato in oro".


















Ma se loro sono la maggioranza, noi che ci opponiamo siamo sempre più determinati, uniti e forti, nella nostra rabbia. Queste sono alcune foto scattate a una manifestazione anti - pacchetto sicurezza qualche mese fa.

domenica 28 giugno 2009

DAL PERU' ALL'IRAN, PROFUMO DI LIBERTA'

Indigeni che scendono in piazza in Peru', ragazzi che urlano la loro rabbia alle telecamere, nonostante la violenta repressione. Giovani iraniani che, per sfidare un esercito che credeva di averli sedati, manifestano di notte. Senza cellulari, senza connessione internet, senza certezze, senza protezioni.

Diversissimi gli obiettivi dei due movimenti: libertà dall'espropriazione di terre a favore di multinazionali il primo, dall'oppressione di un governo ultrareligioso il secondo. Ma una sola energia. Quella di fronte alla quale i beni materiali non contano più. Perchè in quei paesi se ti ribelli, metti in gioco la prima e unica delle materie che veramente che possiedi, il tuo corpo. E lo sai, che per aver partecipato a quel corteo, potrai o giacere morto, torturato o imprigionato per anni.

Ma accade che prevalga un desiderio più forte del mangiare, del dormire e del riprodursi. Un diverso istinto di sopravvivenza. Quello che ci distingue dalle bestie. Non esiste solo in Iran e Perù. Anche se non hanno grande attenzione dai nostri media, molti paesi dell'Africa hanno forti movimenti di opposizione a dittature e governi autoritari e migliaia (migliaia!) di morti nelle proteste ad ogni elezione truccata. Un esempio, l'Etiopia: circa 3.000 morti dopo le elezioni del 2005 ( e circa 30.000 prigionieri politici nello stesso periodo).

Oggi molti ragazzi originari di questi paesi faticano ad ottenere l'asilo politico in Italia. Spesso non gli viene concesso neanche consegnando tutti i documenti e le prove necessarie. Invece che accoglienza gli viene offerto disprezzo, a volte violenza, se va bene tolleranza. Da parte di chi non metterebbe a rischio un dito del proprio corpo. Di chi non ha un briciolo di quel coraggio. E a volte penso, forse è proprio questo il punto. Chi, in questo paese, ricorda cos'è quel sentimento? La passione politica, il profumo di libertà?

domenica 31 maggio 2009

TIBURTINA DOMENICA NOTTE E UN ABITO DI SETA ROSSA RICAMATO IN ORO

E' stato un bel we, anche se con i 55 minuti di ritardo del treno da firenze, abbiamo fatto appena in tempo a perdere l'ultima metro. Sotto la pioggerella di questo fine maggio, umido ma non freddo, con l'amico Ale ce la siamo fatta pure prendere bene ad attendere il notturno nella piazza della stazione Tiburtina. Ma passa il bus 2, subito dopo ne passa un'altro e sono tutti verso Anagnina, noi cerchiamo quello per la direzione opposta che passa il tempo e ancora non arriva. Per fortuna che c'è questo tizio tondarello, con il cartellino della tv Sky che comincia a chiamare l'Atac per lamentarsi, chiedere quando passa il prossimo, perchè il servizio non va.. Comunque non se lo sono filati molto e così siamo rimasti tutti e tre seduti sulla panchina coperta ad ammirare il cavalcavia e a voltarci ad ogni motore che si avvicinava, per una buona mezzoretta. Qualche commento con il tizio ce lo siamo scambiati, ma niente di che, fino al momento in cui, come d'incanto, sono apparse due ragazze orientali con sgargianti abiti tradizionali rossi ricamati in oro, ad illuminare la desolante visione di piazzale tiburtino by night. Accompagnate da altri parenti in abito da cerimonia. Ale si è ricordato che oggi si chiudeva la settimana del capodanno bengalese. "Sembrano di un circo", ha commentato il panzone vicino a noi, subito seguito da una mia risposta stizzita "Sono allegri invece, mica tristi come altri!" "Chi, altri?!"
"Ehm, ma tu lavori a Sky, vero?", è subito intervenuto Ale, per sviare la conversazione, conoscendo la mia irritabilità su certi argomenti. La domanda sul lavoro non è servita ad evitare la frase tipica, il tam tam quotidiano "questi stranieri devono tornare a casa loro!". Poi ci ha raccontato che in puglia lavorava in un call center di proprietà di un'indiano, "che chissà come se lo era potuto permettere" (perchè, com'è ovvio, un indiano deve per forza arrivare in Italia morto di fame..). Comunque, un' amica sua aveva fatto un furto nel call center e poi era scomparsa. Non trovandola più, l'indiano ha denunciato lui: "sono maligni e vendicativi", ha concluso. "E va beh, come molti italiani", dico io, però se se ne tornano in India tu ch'avevi manco quel misero lavoretto!" A quel punto si è inserito un ragazzetto africano, pure lui in attesa alla fermata: "E voi, pensate un po' a Berlusconi agli imprentitori italiani e alle banche che rubano!!.." "Ma quelli almeno sono italiani!", ha risposto, con aria di dire la cosa più logica e scontata del mondo, il tipo di Sky.

Tutto ciò mentre la bella indiana elegante continuava a chiacchierare con i genitori, ingnara del dibattito che aveva innescato. Fino a che, finalmente, è arrivato questo famoso 2 notturno. E come una piccola, misera italia in miniatura, ci ha portati tutti a casa.

martedì 19 maggio 2009

SE ENEA ERA UN RIFUGIATO E REMO UCCISE ROMOLO PER PREVENIRE UN COLPO DI STATO


Sabato scorso ho fatto un giretto alla notte bianca dei musei. Lo devo dire, ho sentito nostalgia per le notti bianche veltroniane, che erano allegre e colorate, mentre questa di Alemanno è una notte in bianco nel nero e molto retorica. Quando poi sui palazzi della piazza del Campidoglio, sono stati proiettati a rotazione i volti degli imperatori romani, la retorica sull'antica Roma ha per me raggiunto il limite..
Comunque, il fatto di esserci andata con Maws, che viene da lontano e che tuttavia con quelle storie antiche è molto più a suo agio di me, ha dato un senso a tutta la serata. Date le file inaffrontabili in altri musei più attraenti, a Piazza Venezia abbiamo fatto un giro al museo sul "Natale di Roma". Così, sui pannelli esplicativi, ho riletto la storia di Enea: nobile greco, figlio di Venere, parteciò alla guerra di Troia (Asia minore, oggi Turchia), in quanto nipote, per parte di padre, di Priamo re dell'antica città. Qui si distinse come valorosissimo guerriero ma dovette fuggire e le infinite peregrinazioni descritte nell'Eneide si conclusero solo con lo sbarco nel Lazio dove sposò la principessa Lavinia e dalla lora discendenza fu creata Roma. Chi se non un rifugiato è questo eroe celebrato nel museo dell'altare della patria?

Ma la vicenda più divertente è venuta con la storia di Romolo e Remo. Al vedere la lupa ho cercato di raccontare la leggenda dei due gemelli a Maws, prima di scoprire che non me la ricordavo affatto mentre invece lui ce l'aveva fresca della scuola d'italiano che frequenta. Così ha cominciato a raccontarmi, in modo appassionato, la storia di Rea Silvia, discendente di Enea e obbligata a divenire vestale, quindi casta, che però il dio marte possiede e rendendola madre di due gemelli destinati a fondare Roma: "Poichè erano due gemelli, a decidere il luogo dove costruire Roma e il suo primo re, dovevano decidere gli dei: alla prova degli uccelli vinse Romolo". Maws mi ha poi spiegato il perchè Romolo, subito dopo uccise il fratello: "Voleva evitare, come.. un colpo di stato!".
Già, ho pensato. E mi sono ricordata che nel paese di Maws, il Togo, neanche un mese fa, il dittatore è quasi stato tolto dal potere dal suo proprio fratello. La loro famiglia è al potere da oltre 40 anni ed ha già compiuto moltissimi delitti contro la vita e la libertà.

Maws, con la sua esperienza, ha dato concretezza alla storia delle origini di Roma, che da sempre considero, semplicemente una favola.

giovedì 14 maggio 2009

MENTRE "CON LA FIDUCIA" SI APPROVA IL PACCHETTO SICUREZZA




Ieri, la Camera, con 316 voti a favore e 258 contrari ha votato la fiducia posta dal Governo sull’approvazione del suo decreto già approvato dal Senato, recante Disposizioni in materia di sicurezza pubblica. Ora il testo dovrà tornare al Senato per l’approvazione definitiva, dopo le modifiche apportate in aula. In sede di Commissione infatti era stata stralciata dal pacchetto la contestata norma sui medici-spia e reitrodotte le ronde ed il prolungamento fino a 180 giorni della permanenza nei Cie.

Questo pacchetto sicurezza viene votato con la fiducia degli italiani, oltre che con quella posta dal governo. Se si guarda le tabelle Ipsos, il 65 per cento degli italiani sono favorevoli ai respingimenti in Libia dei migranti diretti a Lampedusa. Per me non è una sorpresa: basta guardare i commenti alle notizie sull'immigrazione pubblicati da qualsiasi giornale (non solo Libero, ma anche Ilcorriere, fino ad arrivare ad Aprile.it). La disumanità è normalità oggi, è dichiarata come fosse senso comune.

Ma vogliamo guardare anche agli spiragli di umanità che vanno controvento e che hanno, comunque portato alcuni risultati:

L'eliminazione della norma sui medici-spia e di quella sui presidi-spia, di cui si è trattato a lungo in questo blog, è il risultato della lotta di centinaia associazioni di medici e non, religiose e non, (da medici senza frontiere a S. Egidio), da pressioni internazionali ma anche del buon senso dimostrato da parlamentari della maggioranza (dalla Mussolini a Fini). E' frutto, anche, della consapevolezza che una tale norma potrà essere pericolosa per la salute degli stessi italiani, in fondo consapevoli che l'immigrazione è un fenomeno inevitabile. Ma non solo. Credo che questi interventi, siano stati anche dettati dal senso di umanità che ancora resta, se pur nascosto, nelle menti degli italiani e che i politici si trovano a dover rappresentare.

Raro e per questo prezioso. Da tutelare, con interventi che promuovano la difficilissima integrazione di persone, come quelle che sbarcano a Lampedusa, che vengono dalla guerra, dalla violenza, spesso non hanno una formazione professionale adeguata alla già difficile ricerca di un lavoro. E' vero che il diritto d'asilo è sacro, ma anche che centinaia e centinaia di persone, dopo essere accolte devono essere aiutate ad integrarsi. Altrimenti c'è il panico. E la paura e le strumentalizzazioni politiche..

Restano nel pacchetto sicurezza norme gravissime e disumane:
(metto i punti principali dell'ottima sintesi presa dal sito www.meltingpot.org)

1) Matrimoni e cittadinanza italiana
L’introduzione dell’obbligo di esibire il permesso di soggiorno per chi si vuole sposare. Niente più matrimoni quindi neppure tra "irregolare" ed "irregolare", che non comporterebbe nessun tipo di "regolarizzazione";

2) Ingresso e soggiorno irregolare
Si introduce il reato di ingresso e soggiorno irregolare ma senza che questo comporti l’immediata incarcerazione. E’ prevista un’ammenda da 5.000 a 10.000 euro. Inoltre è prevista la possibilità di rimpatrio senza il rilascio del nulla osta da parte dell’autorità competente;

3) Iscrizione anagrafica
Le istanze di iscrizione o di variazione della residenza anagrafica, potranno dar luogo alla verifica, da parte degli uffici comunali competenti, delle condizioni igienico-sanitarie dell’immobile, ma solo ai sensi della normativa sanitaria vigente. Andrà ad intaccare i diritti dei cittadini migranti, dei comunitari e degli stessi cittadini italiani, con conseguenza a catena sulla possibilità di accesso agli asili nido, alle prestazioni di sostegno al reddito, etc et etc;

4) Visto d’ingresso per ricongiungimento familiare
Non sarà più possibile richiedere il visto di’ingresso se il nulla osta non verrà rilasciato dopo 180 giorni dal perfezionamento della pratica. Svanisce così anche l’unica possibilità di garanzia del diritto all’unità familiare prevista per far fronte alle lentezze burocratiche;

5) Esibizione del permesso di soggiorno
Si introduce la necessità di esibire il permesso di soggorno per tutti gli atti di stato civile. Ciò significa che anche il semplice ma sacrosanto diritto di riconoscere un figlio, per chi è privo di passaporto, verrà sottoposto al filtro della richiesta del permesso di soggiorno. Una deroga, oltre a quella già prevista per l’assistenza sanitaria, sarà concessa per l’iscrizione dei minori a scuola.

I cosiddetti servizi di money transfer avranno l’obbligo di richiedere il permesso di soggiorno e di conservarne copia per dieci anni. Inoltre dovranno comunicare l’avvenuta erogazione del servizio all’autorità competente nel caso riguardi un soggetto sprovvisto di permesso;

6) 180 giorni di detenzione nei Cie
Si reintroduce dopo la bocciattura del Senato e quella della Camera nell’ambito della discussione sul decreto legge n. 11, il prolungamento dei tempi di detenzione nei Cie fino ad un massimo di 180 giorni;

7) Un contributo da 80 a 200 euro
Per tutte le pratiche relative al rilascio o al rinnovo del permesso di soggiorno si dovrà versare questo contributo economico;

8) Favoreggiamento ingresso irregolare
Vengono inasprite tutte le norme legate al favoreggiamento dell’ingresso irregolare, non vengono invece minimamente toccate le sanzioni per quanto concerne gli sfruttatori. Chi, nello sfruttamento di situazioni di soggiorno irregolare, trarrà un ingiusto profitto (chi impiega lavoratori irregolari sottopagati) non vedrà quindi aggravata la sua situazione.


Vignetta da: http://zarpa-vignette.blogspot.com/