domenica 19 aprile 2009

ciao Pristina!


Oggi ho avuto modo di girarti per bene. Senza inseguire bus da prendere, persone da intervistare o luoghi da vistitare. Oggi ho potuto osservare con calma i tre minareti in fila nel tuo quartiere vecchio e farmi contagiare dalla tranquillita' dei tuoi anziani che assaporano i raggi del sole nella veranda della moschea, oppure chiacchierano vicino alla fontana di marmo che le e' accanto. Ho potuto osservare il kebabbaro (quebabtore!) cuocere i chevapi e le salsicce fumanti, prima di condirle con il vostro tipico peperone e i pomodori. Con la telecamera ho finalmente collezionato le insegne piu' divertenti che ti sono spuntate addosso negli ultimi anni: bar "Boss", restaurant "Boston", parrucchiere "Amore" e molte molte altre, anche migliori che ora non ricordo. Ho girato di nuovo tra i bar e i caffe' alla moda, che ti fanno assomigliare a una Milano chic e snob, mille miglia lontana dalle campagne poverissime che invece ti circondano. Sono anche ripassata, naturamente, dal quartire Un, Osce, Eulex (e chi piu' ne ha piu' ne metta..), situato tutto intorno alla Police street. Ho sbuffato ancora una volta alla vista di tante tante tante fuoristrada e suv di lusso e ho pensato di nuovo a tutti i contrasti, i traffici e le ingiustizie che rappresenti oggi.
Ma, risalendo la collina verso la guesthouse, sono rimasta incantata dai grappoli di fiori bianchi dei tuoi alberi in questa stagione, che si riflettono nelle pozzanghere lasciate dalla pioggia insieme ai tetti delle tue case ben fatte, come delle baite. E, con i bambini che giocavano intorno, quei tetti mi hanno rimandato ad un cielo bianco, che non so descrivere, con addensamenti che rimandano al grigio, al viola, al celeste..


Nella foto (di Alessia Leonello): Io e Marco in un caffè di Pristina

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